Lettera aperta ai Deputati eletti nella provincia di Latina: Sesa Amici, Federico Fautilli, Cristian Iannuzzi, Pasquale Maietta.

Egregi Onorevoli,

la Camera dei Deputati voterà, a breve, il Disegno di Legge Costituzionale che
deroga all’art.138 della Costituzione e istituisce un Comitato parlamentare per
le riforme costituzionali ed elettorali. L’articolo 138 della Costituzione definisce
i tempi e i modi per le modifiche costituzionali.

Vi rivolgiamo un appello affinché abbiate piena consapevolezza del vostro ruolo
e delle conseguenze delle scelte che, nel pieno delle proprie prerogative,
ciascuno di voi riterrà di compiere. In particolare, riteniamo doveroso
sottolineare che, se il disegno di riforma dell’articolo 138 passasse con
maggioranza qualificata, cioè superiore ai 2/3, non sarà possibile promuovere
un Referendum confermativo come avvenne, ad esempio, nel 2006 allorquando
il popolo italiano bocciò a larga maggioranza la riforma pensata e votata da
una sola parte politica. L’innegabile ampiezza e trasversalità del consenso
parlamentare oggi riscontrato, tuttavia, non può ritenersi maggiormente
qualificante. Non sfuggirà alla vostra attenzione che l’attuale composizione
della Camera, figlia di una Legge elettorale sciagurata, ha poca attinenza con
la realtà politica del corpo elettorale. A ciò si aggiunga che la proposta in
discussione, se approvata, andrebbe a incidere in maniera profonda nel tessuto
della Carta Costituzionale: l’art. 138, al quale ci si propone di derogare, è
collocato tra le “Garanzie Costituzionali” e prevede un rigoroso ma garantista
sistema per le eventuali modifiche alla Costituzione.

Per l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) l’idea di una deroga
“straordinaria” all’art. 138, con l’istituzione di un “Comitato parlamentare per
le riforme costituzionali ed elettorali”, è inutile, ingiustificata e dannosa. Per le
riforme su cui si dichiarano tutti d’accordo, almeno a parole, come la riduzione
dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, il riordino del
sistema delle autonomie, bastano le procedure ordinarie senza incidere sulle
“garanzie costituzionali”. Inoltre, non c’è ragione di istituire un nuovo Comitato
giacché Camera e Senato hanno ciascuno la propria Commissione per gli affari
istituzionali e costituzionali.

In realtà, attraverso la deroga all’art.138, si tenta di aprire la strada a una
profonda modifica delle forme di Stato e di Governo, della struttura del
Parlamento, del ruolo del Presidente della Repubblica, lasciando ancora in
fondo alla lista delle riforme quella, ben più importante e attesa, della Legge
elettorale. Anzi, si utilizza la forte aspettativa che l’auspicata modifica ingenera
nei cittadini come specchietto per le allodole, o cavallo di troia, o arma di
distrazione di massa, per far digerire agli italiani qualunque variazione del
testo costituzionale nella, sinora vana, speranza di vedere realizzata la tanto
agognata cancellazione del cosiddetto “porcellum”.

Non sfuggono alle nostre considerazioni i modi, quantomeno inconsueti, con i
quali si è portato avanti il percorso di riforma. Un lavoro enorme, sullo sfondo
del quale appare il presidenzialismo, portato avanti in tempi brevissimi, a
cavallo dei mesi estivi, senza un serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel
dibattito parlamentare in atto. A meno di non volere offendere l’intelligenza
degli italiani, ritenendo esaustiva e rappresentativa la consultazione via
internet lanciata sul sito ministeriale tra settembre e ottobre scorso.

L’opposizione dell’ANPI nasce dalla consapevolezza che il lavoro dei Padri
costituenti si è svolto nell’arco di 18 mesi e non di poche settimane, che il
frutto dell’impegno delle migliori menti del Paese è una Costituzione pensata
nei minimi dettagli per costituire un meccanismo delicato e perfettamente
equilibrato di pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato.

Dissentire dalla fretta, se non dalla leggerezza, con cui si approccia alla
delicata materia costituzionale non significa essere “conservatori” e guardare
solo al passato ma, al contrario, avere a cuore il futuro dell’Italia. Abbiamo
anche sentito dire che il disegno di legge prevede un vantaggio: la possibilità di
referendum in ogni caso, anche quando le modifiche siano state approvate con
la maggioranza dei 2/3. Peccato che tale “vantaggio” valga per il futuro, ma
intanto non si applica proprio a questa legge che deroga a una garanzia
costituzionale, togliendo – ora e subito – la parola ai cittadini.

A voi, eletti alla Camera dei Deputati, chiediamo una seria e profonda
valutazione in vista del voto che potrebbe modificare l’articolo 138,
manomettendo la “valvola di sicurezza” pensata dai Padri costituenti per
impedire stravolgimenti della Costituzione e aprendo la porta a possibili
modifiche destabilizzanti per l’ordinamento istituzionale del Paese, e di agire al
fine di consentire ai cittadini italiani, in caso di approvazione della proposta, di
ricorrere al Referendum confermativo, come già avvenuto nel 2006.

Latina, 21 novembre 2013

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Il Comitato Provinciale di Latina
Le Sezioni di Aprilia, Cisterna, Fondi, Formia, Gaeta, Latina

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