Intervento al XV congresso nazionale dell’ANPI

Pubblichiamo l’intervento del nostro delegato provinciale, Marco Fiore, al XV congresso nazionale dell’ANPI, che si è tenuto a Torino dal 24 al 27 marzo.

Care amiche ed amici,
avere la possibilità di intervenire oggi in questa assise mi carica di orgoglio ed emozione. Essere oggi qui non è scontato, meno che mai per chi, come me, ha l’onere e l’onore di rappresentare una provincia dove l’ANPI è ancora una neonata. Mi scuso anticipatamente con voi se non mi lancerò in riflessioni di carattere generale sul periodo che stiamo vivendo, ma ritengo di dovervi parlare prima di tutto del luogo dal quale provengo.
Il territorio che compone la mia provincia, che si trova nel sud del Lazio al confine con la Campania, è stato troppo spesso, parlando del ventennio fascista e della lotta di Liberazione, identificato solo come il luogo dove il fascismo ha fondato la città di Littoria, attuale Latina, e dove ha dato sfoggio della sua idea di architettura. Oppure come la terra in cui sono state fatte arrivare numerose famiglie del nord Italia, in particolare venete, per farle fuggire dalla loro condizione di povertà e dargli la possibilità di costruirsi una nuova vita bonificando e coltivando la pianura pontina, a tal proposito sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli esponenti della Lega Nord.
Eppure la pianura pontina è esistita da ben prima dell’avvento del fascismo ed allo stesso modo ha proseguito la propria esistenza quando questo è venuto meno. Forse la migliore descrizione che ne è stata fatta è stata quella di Pasolini nella sua bella, cruda e veritiera poesia “Terra di lavoro”, dove descriveva le nostre terre in cui trovavano il loro posto uomini e donne il cui unico dovere nella vita era quello di curarsi della propria terra, perché ad essa erano legati. La nostra è sempre stata una provincia prettamente contadina dove l’identità si è sempre identificata con la saggezza popolare di chi la terra l’ha sempre dovuta lavorare, oltre che abitare, e non con poche difficoltà in un continuo stato di miseria.
Nonostante ciò è stata proprio questa condizione a dare sostanza a quel senso di collettività e vita comune che ha permesso alla popolazione di adeguarsi ai tempi senza mai perdersi. E così, anche se non abbiamo vissuto l’esperienza resistenziale con la formazione di gruppi partigiani guerreggianti sul nostro territorio, nel momento in cui, dopo l’8 settembre, ci siamo ritrovati occupati dai nazisti le persone hanno saputo stringersi in un comune senso di appartenenza e resistenza passiva. Anche quando le città venivano distrutte dai bombardamenti e la liberazione da parte degli Alleati si trasformava in un incubo, a causa della presenza delle truppe magrebine che saccheggiavano e violentavano, c’è stata la capacità di essere ospitali, di aiutarsi gli uni con gli altri, anche dando rifugio a personalità importanti come quella di Alberto Moravia. Per non parlare dei concittadini che per vicende di vita si sono ritrovati a trascorrere momenti terribili nei campi di concentramento e di lavoro tedeschi o nella campagna di Russia, in qualità di appartenenti dell’esercito italiano. O di chi la resistenza attiva l’ha fatta, nelle truppe partigiane, ma lontani da casa, sparsi per l’Italia, anche qui, a Torino.
Oggi la “terra di lavoro” vive, come il resto del Paese, una crisi profonda che ne mina non soltanto la base economica, ma anzitutto quella morale e valoriale. La crisi economica, che si avverte a livello planetario, da noi è endemica e presente da ben prima dello scoppio della bolla speculativa statunitense. L’economia tradizionale è stata spazzata via dall’arrivismo speculativo e mafioso. Troppo spesso la politica risulta inerte o inefficiente. Ed ancora più spesso si dimostra collusa in ampie zone grigie con la criminalità organizzata. La Memoria è inesistente e l’unica dimensione che le persone riescono a vivere con affanno è quella presente. Tanto che le generazioni attuali hanno difficoltà a rapportarsi ed a conservare il sapere di quelle che le hanno precedute.
E’ proprio qui che l’ANPI può agire. Tornando a riallacciare i fili spezzati tra le generazioni e ristabilendo il giusto ordine dei valori e della morale secondo quanto è dettato dalla carta costituzionale. Non solo, quindi, promuovendo un ricordo fine a se stesso, ma ricollegando i tempi in un atto di rammemorazione di cui le giovani generazioni hanno un grande bisogno. Perché non può esserci futuro se non poniamo attenzione a chi dovrà viverlo. E’ anzitutto nelle scuole che c’è bisogno della nostra presenza, perché una nuova consapevolezza possa tornare a diffondersi nella società.
Ecco, credo che parlandovi dei luoghi da dove vengo ho potuto anche parlarvi dell’Italia. A dimostrazione che se ci ritroviamo oggi a festeggiare 150 anni di unità nazionale un motivo c’è. Penso che ci somigliamo nei pregi come nelle problematiche che siamo costretti ad affrontare. Ed allo stesso modo avvertiamo la necessità di stringerci in un’organizzazione che ci permetta di gettare un ponte nel futuro, quale solo l’ANPI ha la capacità di fare.

Auguri all’Italia e buon lavoro all’ANPI!

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