ATTENTATO DI BRINDISI: LA VIOLENZA CI RUBA IL FUTURO

L’attentato che ha colpito la scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, provocando la morte di una studentessa di sedici anni, e diversi feriti, di cui alcuni gravi, rappresenta l’atto più vile e tragico che si possa compiere contro lo Stato e la Democrazia italiana.

Ci troviamo di fronte ad un attentato gravissimo che fa presagire l’apertura di una nuova e tragica fase di terrore criminale. Ci auguriamo che lo Stato e le Istituzioni di questo Paese si uniscano per accertare, al più presto, la natura e i mandanti di questo attentato, che ci ha fatto precipitare agli anni più bui dello stragismo dei primi anni novanta.

L’intera società civile deve unirsi per difendersi e innalzare la guardia nella lotta contro tutte le mafie. E’ giunto il momento di mettere in campo la capacità di reazione del Paese.

L’indignazione non basta più. Nella scuola Morvillo-Falcone in mattinata sarebbe passata la Carovana Internazionale Antimafia di Libera per incontrare gli studenti, proprio come avvenuto a Fondi solo pochi giorni fa. Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare mercoledì 23 p.v. presso il Castello Baronale, a partire dalle ore 18,30, alle iniziative previste per ricordare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le vittime della mafia.

Diamo una risposta forte, come cittadini di questa città prima con la manifestazione di mercoledì, poi con l’impegno quotidiano.

Partito Democratico, Circolo di Fondi – Lista Civita per Fondi – Sinistra Ecologia e Libertà – Lista Lido di Fondi – Associazione Libera – ANPI – Fondi – Circolo Legambiente La Ginestra – Associazione Il Cantiere Sociale

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Angelo De Filippis: un combattente per la libertà

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Placido Rizzotto: commemorare, un gesto di democrazia

Esprimendo piena approvazione e sostegno per l’iniziativa nazionale, di cui si è resa protagonista la CGIL, in merito alla commemorazione del sindacalista assassinato dalla mafia il 10 marzo 1948, Placido Rizzotto, siamo sollevati di sapere che di questo si discuterà nel consiglio comunale di Fondi che si terrà lunedì 2 aprile. In merito alla proposta, che verrà posta all’attenzione dell’assise, di aderire alla campagna promossa dalla CGIL ci auguriamo che possa esserci la convergenza di tutte le forze politiche della nostra città. Ricordare Placido Rizzotto e chiedere che venga fatta luce sul suo assassinio vuol dire sottolineare l’importanza di quel valore costituzionale di legalità che è fondamento della nostra Repubblica. Dove viene meno la legalità l’Italia fa un passo indietro e con essa lo fanno i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Impegnarsi contro l’illegalità e la violenza mafiosa è, da sempre, una questione di democrazia.

Il fiduciario della sezione A.N.P.I. di Fondi
Marco Fiore

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Il testamento del nonno partigiano. Libertà nella vita.

Ragazzo.
Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo
Ti lascio il sole/che mio padre lasciò a me…
Le stelle brilleranno uguali/
E uguali ti indurranno le notti a dolce sogno/.
Il mare/ti empirà di sogni…
Ti lascio il mio sorriso amareggiato
Fanne scialo ma non tradirmi.
Il mondo è povero oggi…
Si è tanto insanguinato questo mondo
Ed è rimasto povero…
Diventa ricco tu/guadagnando l’amore del Mondo…
Ti lascio la mia lotta incompiuta/e
L’arma della pace arroventata.
Non l’appendere al muro/il mondo ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio…
Tanta pena vinta nelle battaglie del mio tempo
E ricorda/quest’ordine ti lascio…
Ricordare/vuol dire non morire.
Non dire mai che sono stato indegno
Che disperazione mi ha trattenuto e
Sono rimasto indietro al di qua della trincea-
Ho gridato/gridato/mille volte NO!…
Ma soffiava un gran vento
E pioggia/e grandine/hanno sepolto la mia voce…
Ti lascio la mia storia
Vergata con la mano di una qualche speranza,
a te finirla…
Ti lascio i simulacri degli Eroi con le mani mozzate
Ragazzi che non fecero tempo di assumere
Austera forma d’uomo
Madri vestite a bruno/fanciulle violentate
Ti lascio la memoria di Belsen e di Auschwitz
Fa presto a farti grande/nutri bene il tuo gracile cuore
Con la carne della Pace del Mondo/… ragazzo.
Ragazzo/impara che milioni di fratelli innocenti
Savnirono ad un tratto nelle nevi gelate/
In una tomba comune e spregiata/…
Già… si chiamano nemici/i nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba / perché tu vada a leggere
l’epigrafe
Ti lascio accampamenti con tanti prigionieri
Dicono sempre sì/ma dentro loro mugghia l’imprigionato
No!/dell’uomo libero/- Così è stato il mio tempo./
Gira l’occhio dolce/al nostro crepuscolo amaro/
Il pane si è fatto pietra/l’acqua fango/…
… la verità/un uccello che non canta/.
Non dire che tutto questo non t’interessa/
Un giorno/tutto questo potrebbe riproporsi…
È questo che ti lascio/io conquistai il coraggio di essere
fiero.
Sforzati di vivere/salta il fosso da solo e fatti libero…
Così è stato il mio tempo/è questo che ti lascio…
Attendo nuove…
A te completare i miei sogni di libertà…

La versione uscita sull’inserto D di Repubblica
La versione originale ( parte 1parte 2)

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Impressioni sul XV congresso nazionale dell’ANPI

Pubblichiamo le impressioni del nostro delegato provinciale, Marco Fiore, sul XV congresso nazionale dell’ANPI, che si è tenuto a Torino dal 24 al 27 marzo.

Essere al quindicesimo congresso nazionale dell’ANPI a Torino. Qualcosa di impensabile fino a qualche mese fa da parte di chi, come me, ha aderito a questa organizzazione in una realtà dove è nata da pochissimo. Aver potuto portare la testimonianza di Resistenza degli iscritti e delle iscritte della provincia di Latina all’assise nazionale è stato un compito felice ed emozionante. Averlo fatto come unico delegato con il compito di rappresentare oltre 200 aderenti all’associazione è una responsabilità che ho fatto mia non senza timori, ma che ha comportato in me una moltiplicazione della passione che già sentivo nell’avvicinarsi di questo importante appuntamento.
Aver avuto la possibilità di vivere l’atmosfera di impegno civile e politico che era presente in maniera forte nel centro congressi di Torino, aver potuto conversare ed ancora di più ascoltare partigiane e partigiani nelle loro esperienze di Resistenza e nel vigore che hanno nel rapportarsi con le questioni di oggi, aver conosciuto uomini e donne di tutta Italia che non trovano anacronistico e privo di significato attivarsi perché quel Paese che immaginava chi ci ha liberato dal nazifascismo possa trovare attuazione. Tutto questo è stato un congresso che ha saputo accogliere il mio modesto contributo e che mi ha ripagato donandomi tutto quel sapere, quelle esperienze di vita, quelle passioni che fanno si di poter davvero dire di aver trovato nell’ANPI una casa sicura, dove potersi ritrovare per costruire una nuova Italia liberata.

Marco Fiore

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Intervento al XV congresso nazionale dell’ANPI

Pubblichiamo l’intervento del nostro delegato provinciale, Marco Fiore, al XV congresso nazionale dell’ANPI, che si è tenuto a Torino dal 24 al 27 marzo.

Care amiche ed amici,
avere la possibilità di intervenire oggi in questa assise mi carica di orgoglio ed emozione. Essere oggi qui non è scontato, meno che mai per chi, come me, ha l’onere e l’onore di rappresentare una provincia dove l’ANPI è ancora una neonata. Mi scuso anticipatamente con voi se non mi lancerò in riflessioni di carattere generale sul periodo che stiamo vivendo, ma ritengo di dovervi parlare prima di tutto del luogo dal quale provengo.
Il territorio che compone la mia provincia, che si trova nel sud del Lazio al confine con la Campania, è stato troppo spesso, parlando del ventennio fascista e della lotta di Liberazione, identificato solo come il luogo dove il fascismo ha fondato la città di Littoria, attuale Latina, e dove ha dato sfoggio della sua idea di architettura. Oppure come la terra in cui sono state fatte arrivare numerose famiglie del nord Italia, in particolare venete, per farle fuggire dalla loro condizione di povertà e dargli la possibilità di costruirsi una nuova vita bonificando e coltivando la pianura pontina, a tal proposito sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli esponenti della Lega Nord.
Eppure la pianura pontina è esistita da ben prima dell’avvento del fascismo ed allo stesso modo ha proseguito la propria esistenza quando questo è venuto meno. Forse la migliore descrizione che ne è stata fatta è stata quella di Pasolini nella sua bella, cruda e veritiera poesia “Terra di lavoro”, dove descriveva le nostre terre in cui trovavano il loro posto uomini e donne il cui unico dovere nella vita era quello di curarsi della propria terra, perché ad essa erano legati. La nostra è sempre stata una provincia prettamente contadina dove l’identità si è sempre identificata con la saggezza popolare di chi la terra l’ha sempre dovuta lavorare, oltre che abitare, e non con poche difficoltà in un continuo stato di miseria.
Nonostante ciò è stata proprio questa condizione a dare sostanza a quel senso di collettività e vita comune che ha permesso alla popolazione di adeguarsi ai tempi senza mai perdersi. E così, anche se non abbiamo vissuto l’esperienza resistenziale con la formazione di gruppi partigiani guerreggianti sul nostro territorio, nel momento in cui, dopo l’8 settembre, ci siamo ritrovati occupati dai nazisti le persone hanno saputo stringersi in un comune senso di appartenenza e resistenza passiva. Anche quando le città venivano distrutte dai bombardamenti e la liberazione da parte degli Alleati si trasformava in un incubo, a causa della presenza delle truppe magrebine che saccheggiavano e violentavano, c’è stata la capacità di essere ospitali, di aiutarsi gli uni con gli altri, anche dando rifugio a personalità importanti come quella di Alberto Moravia. Per non parlare dei concittadini che per vicende di vita si sono ritrovati a trascorrere momenti terribili nei campi di concentramento e di lavoro tedeschi o nella campagna di Russia, in qualità di appartenenti dell’esercito italiano. O di chi la resistenza attiva l’ha fatta, nelle truppe partigiane, ma lontani da casa, sparsi per l’Italia, anche qui, a Torino.
Oggi la “terra di lavoro” vive, come il resto del Paese, una crisi profonda che ne mina non soltanto la base economica, ma anzitutto quella morale e valoriale. La crisi economica, che si avverte a livello planetario, da noi è endemica e presente da ben prima dello scoppio della bolla speculativa statunitense. L’economia tradizionale è stata spazzata via dall’arrivismo speculativo e mafioso. Troppo spesso la politica risulta inerte o inefficiente. Ed ancora più spesso si dimostra collusa in ampie zone grigie con la criminalità organizzata. La Memoria è inesistente e l’unica dimensione che le persone riescono a vivere con affanno è quella presente. Tanto che le generazioni attuali hanno difficoltà a rapportarsi ed a conservare il sapere di quelle che le hanno precedute.
E’ proprio qui che l’ANPI può agire. Tornando a riallacciare i fili spezzati tra le generazioni e ristabilendo il giusto ordine dei valori e della morale secondo quanto è dettato dalla carta costituzionale. Non solo, quindi, promuovendo un ricordo fine a se stesso, ma ricollegando i tempi in un atto di rammemorazione di cui le giovani generazioni hanno un grande bisogno. Perché non può esserci futuro se non poniamo attenzione a chi dovrà viverlo. E’ anzitutto nelle scuole che c’è bisogno della nostra presenza, perché una nuova consapevolezza possa tornare a diffondersi nella società.
Ecco, credo che parlandovi dei luoghi da dove vengo ho potuto anche parlarvi dell’Italia. A dimostrazione che se ci ritroviamo oggi a festeggiare 150 anni di unità nazionale un motivo c’è. Penso che ci somigliamo nei pregi come nelle problematiche che siamo costretti ad affrontare. Ed allo stesso modo avvertiamo la necessità di stringerci in un’organizzazione che ci permetta di gettare un ponte nel futuro, quale solo l’ANPI ha la capacità di fare.

Auguri all’Italia e buon lavoro all’ANPI!

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Presentazione del libro “Diario di viaggio in Palestina”

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Mostra fotografica “La guerra in casa”

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Il documento-messaggio “di fine d’anno” con cui il nostro Presidente Nazionale Raimondo Ricci propone un’analisi dell’attuale situazione socio-politica del Paese, prospettive e proposte d’azione e reazione.

Care compagne e cari compagni,
ritengo sia doveroso, in queste ultime settimane di dicembre 2010, compiere con voi una valutazione in ordine alle novità che sono intervenute sulla scena della politica italiana, sulle prospettive e sulle alternative che in ordine ad essa stanno maturando. Sul ruolo che
la Nostra Associazione, l’ ANPI, è chiamata a svolgere in nome dei valori, dei principi e degli impegni che caratterizzano la nostra stessa ragion d’essere.

Il presente messaggio non è peraltro indirizzato soltanto ai militanti della Nostra Associazione e delle altre associazioni che intendono mantenere viva la memoria della Resistenza e di tutto ciò che essa ha rappresentato e tuttora rappresenta nella storia d’Italia. È diretto anche e soprattutto alle forze politiche cui spetta il compito di garantire quanto più possibile, in una fase di profonda crisi globale, il progresso e il benessere della nostra comunità nazionale. Inoltre questo messaggio deve essere valutato da parte di ogni
componente della nostra comunità, a cominciare dalle generazioni più giovani; e ciò al fine di contribuire a quel risveglio delle coscienze oggi più che mai indispensabile.

Non credo sia necessario enumerare in dettaglio tutti i comportamenti personali e quelli relativi alla gestione politica instaurati dal premier e dai suoi sodali. Tutte le insufficienze, le deviazioni da un trasparente rispetto dei principi e delle regole sanciti dalla nostra Costituzione, le arbitrarietà anche interpretative che si collocano del tutto al di fuori della nostra Carta fondamentale e le illusioni sull’oggettiva realtà dei problemi che travagliano il nostro Paese. L’uso di aggressioni mediatiche nei confronti di chi non si attiene o si ribella a quelle illusioni. Il tentativo di stravolgere la Costituzione realizzato a livello parlamentare da una maggioranza ottenuta dal premier con gli strumenti di un populismo mediatico e fortunatamente bocciato da una larga maggioranza del popolo con il referendum del giugno 2006. L’attacco martellante nei confronti delle istituzioni di garanzia previste dalla Costituzione, a cominciare dalla Magistratura, attacco alcuna volta esteso al Presidente della Repubblica che oggi può definirsi il più
solido baluardo contro una minacciata deriva autoritaria. La tolleranza da parte del premier di attività contrarie alle leggi vigenti. L’ossessiva volontà di ricorrere a leggi “ad personam” per fronteggiare i propri guai giudiziari, senza curarsi (vedi la legge sul cosiddetto processo breve) degli effetti di cancellazione di migliaia di processi in corso.
Ossessione affiancata da una pretesa riforma della giustizia indirizzata ad aggredire il requisito di autonomia e indipendenza della Magistratura e a sottrarre ad essa strumenti indispensabili per l’accertamento di reati, anche molto gravi, come quelli concernenti la criminalità organizzata.

Il complesso delle attività sopra citate è stato tale da suscitare il dissenso e la reazione di una parte stessa della destra, quella che fa capo al Presidente della Camera Gianfranco Fini il quale, nel suo intervento programmatico di Perugia, ha chiaramente enunciato la
necessità di una destra che nel suo agire politico si muova in conformità ai principi e alle regole disegnati dalla Costituzione.
Non è un caso che la Legge Fondamentale sia stata elaborata tra la metà del 1946 e fine 1947 in modo da elaborare un testo condiviso e approvato a larghissima maggioranza, fra tutte le forze politiche democratiche in campo, dai comunisti ai democristiani, agli azionisti
ai liberali.

Oggi ci troviamo di fronte ad un’emergenza che non vede tanto una contrapposizione tra destra e sinistra quanto un conflitto tra chi intende muoversi nel solco della Costituzione e chi invece da essa vuole divorziare, onde conseguire un potere assoluto che pur non
presentandosi con gli stessi attributi esplicitamente dittatoriali del fascismo intende instaurare un nuovo potere autoritario. Questo è il vero e concreto obiettivo del berlusconismo. In sostanza, il populismo è lo strumento di chi oggi governa l’Italia, l’autoritarismo è il risultato cui vuole pervenire.

Martedì 14 dicembre il premier Berlusconi ha evitato la sfiducia per soli tre voti, dopo un’indecente attività di mercato. Ed ora si ripropone espressamente di operare, al fine di rafforzare la sua maggioranza, in modo da continuare questa sua deprecabile attività. La prospettiva è preoccupante, considerando la spregiudicatezza dei suoi comportamenti.Per sconfiggere questa deriva che consegnerebbe il nostro Paese ad un ulteriore degrado dal quale sarebbe enormemente difficile risollevarsi, l’unica risposta non può che essere
un’alleanza di tutte le forze d’opposizione che a questo disegno si oppongono in modo concreto e operante, senza alcuna esclusione. È necessaria la realizzazione di una sorta di CLN dettato dall’emergenza, capace di ricreare le condizioni fondamentali affinché la normale dialettica politica possa ricostituirsi su basi nuove nell’ambito delle forme e dei limiti della nostra Carta Fondamentale. È un progetto verso il quale occorre muoversi, con una piena disponibilità di quelle forze che furono un tempo capaci dell’approvazione della nostra Legge fondamentale.

Nel concludere questo mio messaggio ritengo necessario soffermarmi sul disagio profondo che pervade studenti e giovani privati di una prospettiva futura, disagio latente da tempo,che negli ultimi giorni ha portato ad una reazione fondamentalmente giusta. Noi tutti però dobbiamo evitare che la violenza venga ritenuta l’ultima risorsa di chi è disperato. Per questo ai giovani in particolare,desidero dire che la degenerazione della protesta in atti violenti porta come conseguenza il dare involontariamente ragione ai responsabili dell’attuale degrado. D’altro canto, le proposte di arresto preventivo – che riecheggiano
leggi fasciste – e le altre iniziative volte a rafforzare la repressione dimostrano chiaramente l’intenzione dell’attuale governo di ridurre a questione di ordine pubblico il profondo anelito di giustizia e progresso che costituisce l’essenza delle proteste di studenti e precari. Per modificare le cose bisogna isolare le frange violente, di qualunque tipo esse siano e impegnare le migliori energie, a cominciare dalle nuove generazioni, nello sforzo comune per il cambiamento, forti del fatto che la coscienza del Paese è dalla parte delle legittime aspirazioni dei suoi giovani.

Con un fraterno augurio a tutti voi, per il prossimo Natale e per il nuovo anno, rendiamo sempre più operante il nostro impegno per il Bene della nostra Italia.

Raimondo Ricci
Presidente nazionale ANPI

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Mussolini voleva scappare in Spagna

Vi segnaliamo che sul numero di ottobre di “Patria Indipendente” è stato pubblicato il testo integrale dell’autopsia eseguita dal professor Cova sul corpo di Benito Mussolini poche ore dopo la sua morte. Nella tasca posteriore dei pantaloni indossati dal Duce al momento della fucilazione, il professor Cova rinvenne una busta gialla con una lettera scritta su carta intestata del consolato spagnolo di Milano. Dalle informazioni contenute nella missiva, pare che Mussolini e Claretta Petacci stessero tentando di fuggire in Spagna sotto falso nome e che la Svizzera fosse semplicemente una prima tappa per poi riparare nel paese di Franco.
Per approfondire la notizia potete sfogliare il pdf del numero di ottobre cliccando sul link allegato.

http://www.anpi.it/media/uploads/patria/2010/patria_08_2010.pdf

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